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“Alla fine il conto lo pagherà il cliente”

“La plastica tradizionale costa la metà rispetto a quella realizzata con il Mater-Bi”. I produttori delle shopper: “Per noi è una mazzata”
da La Repubblica del 13.08.2009


Stefano Parola, scrive:

«Al termine di questa battaglia contro il sacchetto di plastica, a guadagnarci saranno due categorie: i produttori di buste di carta e soprattutto i fornitori di polimeri biodegradabili. Mentre a perderci saranno, come spesso accade, i consumatori». I produttori delle tanto osteggiate shopper ne sono convinti. E sbottano: «Già soffriamo per la crisi economica, ora questa novità potrebbe darci il colpo di grazia». Per esempio, Franco Zanotto ne è certo. Anche se ora produce soltanto borse di nicchia, destinate alle boutique, i classici sacchetti bianchi sono stati il suo pane per anni: «Alla fine – spiega il produttore torinese – a sostenere il costo della novità saranno i clienti dei supermercati e dei negozi: la plastica tradizionale costa circa la metà rispetto alla bioplastica, che tra l´altro richiede anche una maggior quantità di materiale». Insomma, la shopper “bio” è più cara, ma non solo, perché secondo Zanotto è tutta fatica sprecata: «La borsa di plastica costituirà si e no il 2 per cento del consumo complessivo di materie plastiche, e per di più è un prodotto totalmente riciclabile. Tra l´altro si ottiene con gli scarti del petrolio, che se non fossero utilizzati così andrebbero comunque smaltiti». Per questo il produttore dubita che dietro l´operazione ci sia soltanto la voglia di proteggere l´ambiente.

Con la novità decisa dal Comune di Torino, i produttori di sacchetti dovranno adeguarsi. Ma come? Le alternative sono poche. Una delle strade è il Mater bi, un polimero che consente di creare shopper biodegradabili. A fornirlo è la Novamont di Novara, un´azienda un tempo controllata dalla Montedison, che oggi è in mano a Intesa Sanpaolo e al fondo Investitori associati. È un prodotto di alta qualità, che nel 2007 ha vinto il premio come invenzione dell´anno.

Il problema è che non tutti i sacchettifici riescono a comprarlo: «È troppo caro – dice Simona Porchietto, titolare della Pg di Robassomero – e per i piccoli come noi è difficile anche solo relazionarsi con l´azienda che lo fornisce, che sembra interessata più che altro ai grandi produttori». Ma in fondo alle Pmi che fabbricano shopper servirebbe poco: «Il Mater-bi si biodegrada in 6-9 mesi, mentre noi serviamo i piccoli negozi ai quali una fornitura può durare anche due o tre anni». Ecco perché Simona Porchietto sta cercando un´altra via: «Stiamo testando un additivo che si chiama Ecm, che aggiunto alla materia plastica la rende biodegradabile in un paio d´anni se viene stoccata accanto a dell´altro materiale biodegradabile». In questo modo i costi lievitano “solo” del 15 per cento, aumento che viene riflesso sulle tasche del consumatore. Però non è ancora chiaro se questa formula possa essere tollerata o meno dalle norme. Quello che è certo è che la novità sarà un duro colpo: «Per noi piccoli – spiega la produttrice – perdere i negozi di Torino significa rinunciare alla maggior parte del giro d´affari. Sarebbe una mazzata per un mercato che è già di nicchia».